Una riflessione su Gallerie, Fiere e Sistema dell’Arte – Seconda parte

La questione del valore

FRANCESCO CORREGGIA

1. Raffaello Sanzio, La scuola di Atene
Raffaello Sanzio, La Scuola di Atene

Continuando la nostra riflessione sul sistema dell’Arte, ci sembra interessante riprendere alcuni spunti di teoria estetica del Circolo linguistico di Praga che negli anni settanta diede inizio ad una stagione densa di novità teoriche come lo Strutturalismo. Una struttura, in termini brevi, è un modello che permette di uniformare fenomeni diversi in uno schema unitario entro un sistema dove il tutto è più delle parti che lo compongono. Tale modello aveva come riferimento gli studi di linguistica strutturale di Ferdinand de Saussure nel suo libro Corso di linguistica generale.  In questa sede, per noi, si tratta di mettere al centro della riflessione la questione del valore estetico e della sua funzione sociale. La critica formalista e lo strutturalismo poggiavano la loro analisi sul superamento del pensiero estetico contenutistico hegeliano che assolutizzava ed estetizzava la verità come punto di partenza e obiettivo della creazione artistica. L’estetica contenutistica, in qualunque modo essa si orientasse, anche verso valori extraestetici, era comunque riferita a un concetto metafisico della bellezza, sia sotto la spinta di un’arte considerata un riflesso della realtà, sia da un punto di vista di determinati aspetti ontologici. Il fatto è che il bello per quanto fosse cosa essenziale era pensato come un’appendice, una specie di “ancella veritatis”, un valore metafisico derivato rispetto alla struttura dei rapporti di produzione. Tornando a riflettere sull’estetica strutturale di Jan Mukařovský nel libro La funzione, la norma e il valore estetico come fatti sociali, ci sembra che la questione dell’arte non sia più analizzabile secondo una teoria del contenuto o del bello ma in un rapporto dinamico, quasi a rete, dell’opera d’arte con il contesto sociale.  Ciò pone le basi per una semiotica delle arti e delle emozioni che sta tornando attuale rispetto alla mancanza di senso e alle logiche invasive del mercato dell’arte.

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Asta di Arte Moderna e Contemporanea tenuta da Sotheby’s

La costruzione formale dell’opera non include soltanto le componenti di contenuto, e che queste siano inserite nella loro costruzione materiale, ma anche il loro senso, il linguaggio, il valore e la funzione estetica e sociale. Il significato cessa di essere una semplice componente della forma e ridiventa il problema centrale in quanto esso è espressione di un senso. Per lo strutturalismo l’opera d’arte come portatrice di significato e valore estetico, è una realtà sociale, ma ciò non impedisce il contatto dell’arte con gli interessi esistenziali e spirituali dell’uomo. Scrive Robert Kalivoda, che di Mukařovský è stato il brillante interprete in La realtà spirituale moderna e il marxismo: “proprio per essere priva di un contenuto univoco la funzione estetica diventa trasparente, non respinge le altre funzioni ma al contrario le aiuta”. L’ancoraggio sociale dell’arte non esclude la propria singolarità, l’iniziativa creatrice e la possibilità di agire nei rapporti con il Reale ma al contrario aiuta a sviluppare il senso critico e la visione delle cose. Nella dimensione del significato estetico lo strutturalismo sembra avere escluso qualsiasi interferenza metafisica nella funzionalità strumentale, pratica dell’essenzialità materiale dell’opera d’arte.

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Ritratto di Robert Kalivoda

Se pensiamo alla sua struttura come a una totalità concreta i cui singoli elementi sono dinamicamente intercomunicanti, non è così.  Anche l’estetica kantiana, che si riferiva all’opera come a un libero gioco dei sensi; una prassi estetica senza scopo, può essere inserita nel contesto di dinamiche strutturali aperte. In fondo, lo strutturalismo è erede di quella tradizione che pensa a una dialettica di forze opposte che sempre si riattualizzano. L’essere sempre in conflitto dell’opera, il suo negarsi alle logiche del mercato, in fondo, corrispondono all’evoluzione della teoria strutturalista, soprattutto per il modo in cui l’estetico accentua, rileva e carica di una straordinaria efficacia non estetica, cioè pratica, le realtà, i significati e i valori extraestetici.

4. Basquiat di jhonny Depp a un'asta di Chriestie's
Basquiat di Johnny Depp a un’Asta di Christie’s

Tornando alla nostra riflessione sui meccanismi oggi prevalenti della circolazione dell’arte, sulle Gallerie e il mercato, sui loro aspetti sociali dobbiamo pur dire che la scoperta strutturalistica dell’attualizzazione estetica è ridiventata, proprio oggi, di fondamentale importanza. Il bene dell’arte non è un bene come tutti gli altri, non ha alcuna utilità pratica se non quella di una dimensione che fa veramente bene all’uomo. Non solo esso è un piacere disinteressato, come pensava Kant, ma, per prima cosa, questo bene consiste nel saper vedere meglio ciò che non si vede da subito e non si può conoscere in maniera immediata, il che vuol dire saper riconoscere il valore di verità dell’opera là dove esso manca e saperlo cogliere nella struttura della sua forma, nelle immagini, nelle stesse emozioni che esse suscitano. Il bene dell’arte è pubblico perché è essenzialmente inutile, visionario e al contempo è reale ed è esposto e altrove rispetto all’idea che si ha dell’Arte o del Reale.

BLOG 3. Venezia, nave incrocia la strada
Nave spiaggiata a Venezia

L’arte fa bene non solo perché chi la compra ne è soddisfatto sul piano del valore economico e della sua scelta d’investimento o da un punto di vista sentimentale, ma perché lo deve far  sentire parte di una sensibilità singolare e insieme feconda,  di una dinamica del valore che sta sempre in bilico, che é sul punto di rompersi ma che sempre si ricompone fra norma e anti-norma, valore e negazione. Il valore di un’opera d’arte è sempre da considerare nel limite di ciò che fa mondo, ne ripristina il senso, la storia, anche nel presente, nella sua frattura con il Reale, nel suo strutturarsi con altri  mondi e nella stessa impossibilità di pervenire ad una sintesi.  É questa l’apertura che rende inseparabile il bene dal bello, l’opera d’arte dal valore estetico. In questa direzione il ruolo delle Gallerie in un sistema strutturato (dove sono compresi, Istituzioni pubbliche e private, Poli Museali, Fondazioni, Archivi, critici, teorici ed editori)   potrebbe ridiventare propositivo e centrale. Esso è da cogliersi all’interno di un agire comunicativo e relazionale funzionale e dinamico, aperto alle interferenze  del senso e del valore, direi spirituale,  dell’opera. Questa potrebbe essere la via di uscita  rispetto al malessere che il mondo dell’Arte sta attraversando e alle stesse logiche di mercato  finanziario selvaggio con cui il sistema sembra consolidare se stesso.

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