Letteratura, pittura, la vita degli artisti e il Cinema

FRANCESCO CORREGGIA

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Francesco Correggia, Performance Scrivere la scrittura, Studio Ra, 2016, Roma

 

Quando si scrive si dimentica tutto il resto così come accade con la pittura. La pittura ti divora e non sai più fermarti anche se sai benissimo che manca qualcosa. Odio gli scrittori e i pittori che sanno già in partenza quello che devono scrivere e dipingere.  Non sopporto gli scrittori che costruiscono racconti, romanzi per concorrere ai numerosi premi letterari, che appaiono in televisione. Ne conosco qualcuno di questi bellocci televisivi, cortigiani che sanno sempre dove collocarsi e arrivano sempre in tempo. Sembra che il loro mestiere sia quello di rincorrere i talk show, gli editori, i giornalisti. Si scrivono romanzi brevi, con una narrativa seriale, quotidiana in cui tutti un po’ si riconoscono. Questi mestieranti dell’apparire a tutti i costi, questi devoti dello spettacolo televisivo sembrano tutti usciti da una scuola di Scrittura creativa. L’incipit è perfetto: il tempo del racconto viene sempre tratteggiato da una qualche nota misteriosa tanto da tener il pubblico in mano, per non perderlo.

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James Joyce

Lo stesso sembra accadere nel mondo dell’arte contemporanea. Si confeziona un prodotto, gli si fa vincere qualche premio, lo si presenta nelle aste televisive, e nelle fiere e lo si impone al pubblico. Ma è proprio così che s’intendono oggi l’arte e la scrittura? Se osservassimo più da vicino la questione del rapporto fra arte e letteratura notiamo che anche nel racconto la dimensione dell’opera come universo e paradigma del fare arte è completamente scomparsa. Si procede  verso approdi sicuri con pratiche di mestiere ben congegnate per ammaliare il pubblico, sedurlo e non verso  mondi nuovi, a tastoni verso l’ignoto. Ciò che non si vuole dire è che tutta questa ambizione alla divulgazione, all’apparire, alla presentazione, alla copertina,  è solo un elogio al danaro e non alla cultura.

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LXIX Premio Strega

Cultura e denaro non sempre vanno d’accordo. In fondo anche nello scrivere c’è sempre il rapporto con il passato. Si deve dire che nella letteratura come nell’opera d’arte la “macchina” tecnico riproduttiva ha fatto sparire, come scrive Walter Benjamin, l’aura dell’opera , la sua autenticità, la sua segretezza. Riproduzione tecnica e realtà delle masse si accordano facendo sparire sia l’opera letteraria sia l’opera artistica. Ora la distruzione dell’aura va condotta fino in fondo e le potenzialità della riproduzione tecnica sviluppata all’infinito.  Ciò non deve farci dimenticare l’importanza dell’opera critica.

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Walter Benjamin

Anche se l’espressione artistica ha a che fare con la moltitudine del pubblico e  ad esso si rivolge, e non più alle masse,  la potenzialità di questa diffusione globale ha qualcosa di rivoluzionario che non può essere assorbita del tutto. È proprio questa critica, questa dimensione etica che prima era solo un modo di assumersi un impegno metafisico e politico che  ora sembra del tutto cedere alla réclame, al mercato. Celebriamo in televisione  scrittori come  Pavese, Pasolini, Moravia, Calvino, dimenticando i grandi della letteratura moderna. Al cinema assistiamo a film sugli artisti del passato: Van Gogh, Turner, Goya e Cézanne.

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Paul Cézanne, Autoritratto, 1883-7

La loro vita messa a nudo, le loro opere sono i nuovi soggetti delle filmografia contemporanea. È un fenomeno nuovo. Mentre nell’arte contemporanea si celebrano gli stereotipi e le convenzioni sembra che solo il cinema, guardando nel passato, sia in grado di restituirci brani di Storia dell’arte, teorie e pensieri dei pittori, in tutta la loro splendida aura. E questo comunque  è bene.  Ciò non accade per la letteratura. I grandi della tradizione moderna come Proust, Joyce, Mann, Musil sembrano dimenticati. È proprio un paradosso.

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Francisco Goya, Los fusilamientos de la montaña del Príncipe Pío, 1814

Conosciamo veramente o assistiamo ad una divulgazione a tutto campo che ci nasconde qualcosa di essenziale sull’arte e sulla letteratura? Si riduce la presenza dei protagonisti dell’arte e della letteratura a mito nascondendo quella libertà di espressione,  mai  recalcitrante,  del loro  dire,  della critica, della posizione scomoda rispetto al potere costituito, rispetto alla società dei consumi, rispetto alle tecniche coercitive di seduzione.

 

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Édouard Manet, L’Exécution de Maximilien, 1867-8

È così che uccidiamo gli artisti, i  poeti, gli scrittori ancora una volta,  dopo la loro morte. I grandi pittori li si celebra non solo con il mercato, le aste, gli investimenti finanziari ma li si sacrifica  sull’altare del consenso mediatico con il cinema, la moda negando ciò che era  per loro essenziale nel  pensiero e nella  vita, nel loro agire. Si vuole eludere la portata critica, l’istanza di libertà che quel modo di fare arte  esprimeva nel tentativo di corrompere,  sottomettere, attutire il valore veritativo dell’opera soffocandone la domanda di senso, demolendolo del tutto.  Il senso dell’opera, nonostante tutto era, e rimane sempre,  polemico,  non conformista e non convenzionale rispetto agli schemi e ai  codici che impone la diffusione e la commercializzazione dell’arte del nostro tempo.  Forse è questo che il Cinema,  nel portarci sullo schermo  la vita e l’opera  degli artisti ci vuol fare intendere.

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Gustave Courbet, L’Homme blessé (The Wounded Man), 1844-5
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Una risposta a "Letteratura, pittura, la vita degli artisti e il Cinema"

  1. Mi ha incuriosito e l’ho letto con attenzione, anche perché chi lo ha prodotto è il pensiero di un artista. Come è noto gli artisti utilizzano punti di vista diversi per avvicinare l’occhio al mondo. Credo che le interessanti intuizioni e constatazioni esposte nella narrazione sono un punto di partenza per aprire un nuovo dibattito sulla ‘necessità’ morale, non credo all’opera polemica, dei prodotti dell’arte. Vito bucciarelliv

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