Pittura e Filosofia

Il progetto

Prima Parte

 

FRANCESCO CORREGGIA

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Francesco Correggia, Fermo immagine dal video Kantiana, 2002

Il progetto del pittore è stare in cammino. Che cosa significa stare in cammino? Forse vuol dire stare su una soglia. Quale soglia? Qui conviene interrogarci sul rapporto sempre al centro del dibattito fra Filosofia e Arte, o meglio fra Pittura e Filosofia. Che cosa li unisce e quale collante li lega. L’Arte così come la Filosofia hanno a che fare con il sapere, con tutto quel sapere che noi esercitiamo e che noi siamo, in quanto sapere gettato, in quanto sapere nel quale siamo tradizionalmente gettati.

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Carlo Sini

La Filosofia è qui pensata come una pratica. Si tratta, come sostengono in molti, di una rivoluzione metodologica e tematica che prende il nome di pensiero delle pratiche. Rifacendoci a questo pensiero del filosofo Carlo Sini cercheremo di mostrare di quanto la Filosofia e l’Arte siano profondamente saldati in una specie di visione del soggetto. Le pratiche hanno a che fare con il soggetto ed il momento del soggetto, scrive Sini, è il Kairòs, come avrebbe detto la tradizione greca, cioè il luogo in cui accade l’evento del soggetto. Esso emerge in origine come soggetto in quanto momento della sua crisi nell’essere anche soggetto dell’altro. Questo è il momento in cui il progetto s’inceppa, si ferma e sta appunto sulla soglia. Il cammino del pittore è incamminarsi verso questa soglia, dove il sapere cede il passo al non sapere, all’essere gettato verso il niente, nell’avere a che fare sempre con la stessa negazione dell’esserci. La vera questione non è che io sia soggetto ai saperi, questi sono il punto di arrivo come scrive Sini. Allora essere soggetto, vivere in questa figura significa essere tutti noi soggetti a intrecci infiniti e complessi di pratiche.

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Eugène Delacroix

Si va verso l’oggetto dell’interpretare. La tradizione vuole che questo interpretare sia la vera questione del linguaggio: sapere interpretare. Ciò vuol dire sapersi orientare, sapersi muovere nello spazio, perdersi e ritrovarsi, andare di qua e di là, sapere anche esprimere in parole quello che sento, quello che voglio, quello che desidero. Sapere ritrovare la strada di casa anche se sono andato lontano, oppure trovare un’altra casa, aprirsi un varco, là dove c’è un muro, saper vedere. Inoltre bisogna essere capaci di esercitare queste attività non a caso ma sulla base di un progetto. Qui le pratiche della Filosofia s’incontrano con le pratiche degli artisti che giunti sulla soglia s’interrogano su quel che potrebbe esserci al di là di essa.

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Martha Rosler, dalla performance Semiotic Kitchen, 1975

Quel che possiamo dire in breve è che si tratta di pratiche interroganti il sapere, ma anche la parola di questo sapere. Dentro queste pratiche si disegna un orizzonte di senso che è l’orizzonte del mondo, il mondo di colui che non sa camminare, oppure il mondo di colui che sa camminare e cerca qualcosa d’altro che non sta più nel soggetto o nella sua finitezza, ma appunto nel progetto, nel pre-gettamento, nell’essere gettati, nell’essere in cammino. In questo cammino il pittore cerca le cose, le individua le sa riconoscere, cogliere e perdere, le sa interpretare. Egli ne ridefinisce i contorni, gli spazi i paesaggi, ne coglie le alterità, gli sfondi così come fa il filosofo nel suo costante cercare l’origine di una pratica, di un sapere, lo sfondo dell’essere. Il filosofo pensa sul non vedere, mentre il pittore pone lo sguardo là dove il pensiero manca il suo oggetto.

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René Magritte, La clef des songes, 1935

Ora vorrei suggerire che il pensiero delle pratiche così come declinato da Sini è sempre stato presente nella dimensione interrogante dell’opera d’arte. Da sempre i pittori si sono cimentati con il pensiero filosofico sotto forma di aforismi, lettere, appunti, a volte veri pamphlet dell’arte che contenevano riflessioni sul senso delle rispettive pratiche. Questi pensieri erano vere e proprie anticipazioni sull’Arte moderna e contemporanea. Ciò non vuol dire che tutti i pittori debbano scrivere e cimentarsi con la Filosofia o che i pittori siano più bravi dei filosofi ma solo riconoscere che esiste un rapporto dialettico, una percezione delle cose, un’istanza segreta fra l’artista e il filosofo, la pittura e la scrittura. L’una non può fare a meno dell’altra, entrambe si muovono su un medesimo cammino.

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Emilio Villa, Sybilla, s.d.

Gli scritti sull’arte dei pittori, le loro riflessioni sul metodo non vengono considerati molto dalla critica, dagli storici, dagli stessi filosofi poiché esprimono un pensiero ingenuo e alla fine sono le opere a prevalere sugli scritti. Tuttavia, dobbiamo ricordare e prendere nota che sono proprio queste riflessioni, considerate ai margini della produzione dell’artista, che hanno portato un contributo notevole alla comprensione sia delle opere che, altrimenti sarebbero senza respiro, sia rispetto alla realtà sociale dell’epoca e dello stesso senso del fare arte. In alcuni casi si tratta di trattati, teorie sulla realtà, sulla natura, che hanno determinato cambiamenti e nuovi modi di pensare la dimensione estetica. Qui vorrei solo ricordare alcuni di questi scritti: gli Aforismi sull’arte di Johann Heinrich Füssli, gli Scritti sull’arte di Caspar David Friedrich (vero trattato di estetica), gli Scritti sull’arte di Eugène Delacroix, le Lettere di Paul Cézanne, gli Scritti di Felice Casorati, il Piccolo trattato di tecnica pittorica di Giorgio De Chirico, il Libro asfissiante cultura di Jean Dubuffet, fino ad arrivare alla scuola di New York a Joseph Kosuth e Sol LeWitt.

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Joseph Kosuth, One and Three Chairs, 1965

L’osservazione delle opere con la lettura degli scritti e delle riflessioni dei pittori mettono in prima piano la dimensione etica del progetto dell’artista. Ed è tale progetto ciò che si mette in opera. Qui il soggetto, varcando la soglia a cui è giunto, comincia a non essere più “soggetto a”; e si rivela per “quello che è”: un incrocio, un intreccio, un abito di risposte, un essere pronto a rispondere e a fare, in base a pratiche che sono molto più antiche di lui e che lo contengono. In tutto ciò non c’è alcun moralismo ma solo l’oggettivazione, resa possibile dal progetto dell’artista, di una pratica, di un modo, di un senso.

 

Continua …

 

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